Stefania Padoa – Il mio Metodo

COSA FACCIO?

Lavoro attraverso un approccio trasformativo e di partnership con il Cliente, che sia un individuo o un’azienda. Creando un setting protetto e sicuro, sia quando svolgo consulenza sia nelle attività di training. Sintonizzandomi in maniera profonda con i miei interlocutori, creo un clima di fiducia reciproca che ci porta a costruire una solida alleanza.

Non propongo un metodo, almeno non nel modo in cui vedo proporre tanti “metodi”.
Per me ogni parola va utilizzata nel pieno rispetto del suo significato profondo e della sua etimologia. Metodo in greco significa “ricerca, indagine”: se lo intendiamo così allora sì, posso dirvi che lavoro “con metodo”.

COME LO FACCIO?

Il mio lavoro implica alcune fasi e la prima di queste è proprio la ricerca, l’indagine.

Se dovessi codificare il flusso operativo che metto in campo con i miei partners in fasi userei queste cinque parole:

CONOSCENZA. La fase di conoscenza prevede l’uso di strumenti per raccogliere dati e informazioni in azienda, parlare con le persone in maniera strutturata, visionare gli ambienti in cui le persone target di un percorso formativo o consulenziale lavorano.
Quanto incide avere conoscenza del luogo fisico in cui le persone lavorano per progettare un percorso? Moltissimo. Quando incide conoscere il linguaggio dell’azienda? Le parole ammesse, le parole proibite? Ancora di più.

COINVOLGIMENTO. Coinvolgimento non significa, come vedo fare in molte aziende, chiedere alle persone “che corso vogliono fare”. Coinvolgere in vista di un’attività di training o di consulenza implica la creazione di un legame profondo e duraturo basato su empatia e fiducia.
Ci sono molti modi per coinvolgere le persone. Io uso uno strumento molto semplice: me stessa.
Mi metto in ascolto profondo delle persone. Le ascolto mossa da un profondo desiderio di conoscenza del loro mondo interiore: solo così le posso conoscere e comprendere. E solo così le posso coinvolgere non solo nella co-progettazione di un percorso che le riguarda, ma anche nel processo di cambiamento che attraverseremo insieme.

CONTRATTO. Il contratto è al centro di questo flusso di lavoro. E’ il punto di snodo: ci si arriva se le prime due fasi sono state svolte con cura ed è il presupposto delle fasi che seguono.

Uso il contratto, o meglio il metodo contrattuale, da quando studio l’Analisi Transazionale. Per descrivere di cosa si tratta userò le parole di Eric Berne: “il contratto è un esplicito impegno bilaterale per un ben definito corso d’azione”.
Il contratto è uno strumento di lavoro. Consente di definire obiettivi e attività assieme al Cliente e con il suo consenso. Protegge da richieste irrealistiche e da promesse illusorie, garantendo l’efficacia di un percorso formativo o consulenziale. È uno strumento dinamico: come afferma Shein in “Lezioni di Consulenza” (1987) “…un modello migliore (di contratto) consiste nella condivisione reciproca delle aspettative lungo tutto lo svolgimento del progetto e con ogni cliente che vi si incontra; cosicché la “stipulazione del contratto” diventa un’entità in continua evoluzione”.

CONCRETEZZA. Durante i miei training costruisco “un’officina dei comportamenti”. Non a caso molti miei progetti si articolano in workshop, che fra i suoi significati ha proprio quello di officina.
Nell’officina dei comportamenti l’attivazione delle persone è costante. Attraverso strumenti e tecniche di facilitazione conduco le persone ad acquisire consapevolezza dei loro comportamenti e delle opportunità di scelta che hanno. Sperimentiamo nuovi modelli comportamentali, riducendo al minimo la percezione della “finzione” data dal contesto d’aula. Questo significa che ogni attività proposta deve essere progettata con cura sartoriale per massimizzare i risultati e con un obiettivo molto chiaro: far toccare con mano alle persone la concretezza determinata da un cambiamento comportamentale.

COSA OTTIENI?

CAMBIAMENTO. Non è una fase a sé stante, perché il cambiamento è un processo che attraversa tutte le fasi viste sopra. È un cambiamento la conoscenza, è un cambiamento il coinvolgimento, è un cambiamento il contratto. In questo flusso di lavoro il cambiamento arriva in maniera spontanea: è un elemento di processo e permea di sé tutto l’intervento formativo o consulenziale.
In un percorso di Behaviors Redesign il cambiamento deve essere garantito da una serie di elementi: la consapevolezza dei propri pattern comportamentali, la disponibilità (dell’individuo e dell’azienda) a individuare scelte comportamentali alternative, il permesso (anche qui dell’individuo e dell’azienda) di scegliere queste alternative. Tuttavia, per rendere stabile il cambiamento, occorre costruire un’architettura di comportamenti e processi che lo rendano possibile, attuabile e ecologico.

Sono certa che ti renderai conto dell’importanza dell’approccio Grow Executive e molto probabilmente sceglierai di facilitare il cambiamento delle tue Persone. Scrivimi per avere tutte le informazioni che vuoi.


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